Il nome Valpolicella – terra di vino, arte e cultura – indica la fascia pedemontana della provincia veronese compresa fra l’altopiano della Lessinia e la piana di Verona. Ricca di sali minerali, con terreni a permeabilità elevata, bene irrigati e su pendii esposti al sole, la Valpolicella è il luogo ideale per far nascere le uve che daranno vita a un vino sublime.Il nome Valpolicella ha probabilmente origine romana nelle parole vallis polys cellae, valle delle molte cantine, a riprova dell’antichissima tradizione vitivinicola della zona. Negli ultimi cinquant’anni il vino è diventato il principale prodotto unico nel suo genere raffinato ed emozionante rosso rubino con i colori e gli odori di una natura ricca e preziosa.La Valpolicella è strutturata in diverse vallate che si aprono come un ventaglio da Verona ognuna con caratteristiche proprie ben precise divise in tre aree:Valpolicella Classica: è la prima ad emergere comprende i comuni di Dolcè,Sant’ Ambrogio,San Pietro in Cariano,Fumane,, e Negrar che dal 23 Febbraio 2019 è stato disposto il cambio di denominazione in Negrar di Valpolicella. Valpolicella Valpantena : A est della città di Verona si apre la valle , conosciuta sin dall’antichità per la sua fertilità. Il nome Valpantena deriverebbe dal latino Pantheon: cioé la valle di tutti gli dei.
La valpantena non è solo famosa per i suoi vini ma anche per l’olio extravergine d’oliva.Valpolicella Allargata: comprende la zona di  Cazzano di Tramigna, Illasi e Mezzane. Ricca di storia e di monumenti di ville antiche, dove  il verde delle viti, la geometria delle balze, le dolci acque, il silenzio di pievi assolate hanno portato la Valpolicella ad essere l’incantevole territorio culla  dell’agricoltura, della biodiversità di prodotti coltivati con sapienza conservando il rispetto e l’amore per la  cultura del cibo, la tradizione del convivio, le tradizioni , i racconti popolari, l’architettura, la storia e la natura. Tutto questo ha fatto si che in  Valpolicella si producano  i migliori vini DOC veneti, che spesso assumono il nome di queste terre. Tra essi devono sicuramente essere annoverati il Valpolicella Classico, il Valpolicella Superiore, il Recioto e l’Amarone.La Valpolicella viene anche  considerata la perla di Verona, favorita dalla dolcezza del paesaggio e da un ottimo clima. Nelle sue valli si nascondono ville, corti rurali, case isolate affiancate solo da cipressi e piccole contrade in pietra.Il clima di pace e prosperità che ha caratterizzato quasi tutta la storia della Valpolicella è stato sicuramente favorevole allo sviluppo  delle arti. Del patrimonio artistico e architettonico della valle fanno bella mostra gli edifici religiosi, ed in particolare le antiche pievi come quella di san Floriano e San Giorgio. Non si può parlare di architettura in Valpolicella senza parlare delle sue ville venete che, a partire dal XV secolo, sono qui sorte in gran numero.

LA SCOPERTA DELLA PAVIMENTAZIONE A MOSAICO A NEGRAR DI VALPOLICELLA

Fin dagli albori della sua storia, la Valpolicella ha attratto l’uomo per la molteplicità delle sue risorse e per l’ambiente ospitale e proprio recententemente  esattamente nella primavera 2019 è sbocciata una  scoperta archeologica sensazionale, ma non del tutto inaspettata, che è stata possibile anche grazie alla collaborazione e al  lavoro dei viticoltori della zona. Nei campi a nord di Negrar, in Valpolicella, nel Veronese, tra le distese infinite di filari da cui si può ottenere l’apprezzato Amarone, nella primavera del 2019 è sbocciata una grande scoperta: un magnifico pavimento a mosaico romano risalente a 1.700 anni fa. Scavando pochissimi metri in un vitigno è affiorata una parte della pavimentazione pregiata e delle fondamenta di una villa romana che, secondo gli archeologi risale al terzo secolo dopo Cristo. Dopo decenni di tentativi falliti, quegli intrecci variopinti si sono mostrati al mondo in tutta la loro eleganza. Tecnici della Soprintendenza di Verona, con un carotaggio mirato del suolo, stanno parzialmente scoprendo i resti del manufatto ancora presenti sotto alcuni metri di terra con l’obiettivo di identificare con precisione l’estensione e l’esatta collocazione della antica costruzione . Quel complesso di preziosi e colorati elementi, conservati sotto due metri di terra, si mostrano al mondo con l’eleganza dell’arte perduta.  Così li descrive  De Zuccato archeologo della Sovrintendenza :”C’era una grande sala centrale di dieci metri per sette, poi c’erano altre stanze ai lati, una con l’abside, descrive questo ritrovamento con amore genitoriale. Quasi stenta a crederci di essere arrivato, dopo un secolo, a sovrapporre il suo nome a un simile tesoro pavimentazione con lastre di pietra e tre gradini, appartenenti probabilmente a un settore di servizio della residenza per poi scoprire una porzione della pavimentazione a mosaico a motivi geometrici: “potrebbe trattarsi del lato meridionale di un ampio portico colonnato, un peristilio, forse aperto su un giardino interno”, La scoperta è emozionante: un antico e pregiato pavimento in mosaico e le fondamenta di una villa romana probabilmente del III secolo dopo Cristo. E così, Questo nostro prezioso territorio già calcato dagli amanti del enoturismo di qualità, si è impreziosito maggiormente di un tesoro antico da restituire all’umanità.